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Palazzo Branciforti. Iniziato nel 1610 sotto la direzione di tre capomastri ennesi, Gianguzzo, Inglese e Calì, la sua costruzione si protrasse per mezzo secolo. Si presenta con una mole inconsueta e stupefacente per un centro agricolo di nuova fondazione. Ha pianta quasi quadrata e tre elevazioni, è dotato di ampio cortile e presenta alti bastioni sul fronte meridionale che si affaccia sul vecchio borgo.

Acquistato nell'Ottocento dai Conti Li Destri ha subìto manomissioni sia all'interno che nei prospetti, mentre un crollo negli anni Cinquanta ha irrimediabilmente cancellato l'ala est, oggi parzialmente ricostruita. Il manieristico portale bugnato è simile a quello del palazzo che il Principe possedeva a Palermo, oggi sede della Fondazione Lauro Chiazzese.

 

Foto e video della XXX Sagra delle Pesche e dei prodotti tipici

               

 

 

Rassegna stampa della XXX Sagra delle Pesche e dei prodotti tipici

La Sicilia - 29 settembre 2011 - "Gusto e profumo da marchio Igp"

La Sicilia - 1 ottobre 2011 - "Tanti eventi per la 30a Sagra delle Pesche"

La Sicilia - 2 ottobre 2011 - "La Pesca andrà all'estero"

La Sicilia - 3 ottobre 2011 - "Più aiuti ai prodotti certificati"

Giornale di Sicilia - 3 ottobre 2011 - "Dieci le tonnellate di pesche vendute"

La Sicilia - 4 ottobre 2011 - "Pesche promosse anche in Sardegna"

 

Comunicati stampa

Comunicato stampa n. 1 - Si avvicina la Sagra
Comunicato stampa n. 2 - Il Sindaco Bonanno intervistato da Radio Press di Cagliari
Comunicato stampa n. 3 - Bilancio della XXX edizione della Sagra e progetti di sviluppo per il futuro

 

Notizie storiche: La Sagra

La Sagra è una manifestazione a ricorrenza annuale che è entrata a buon diritto a far parte del patrimonio turistico-culturale della Città e non solo, avendo travalicato, in termini di risonanza, i confini provinciali e regionali, creando aspettativa presso un nutritissimo stuolo di affezionati provenienti da ogni parte della Sicilia e da più lontano, stuolo di anno in anno sempre più nutrito, in continuo aumento.

I giorni della Sagra, Leonforte si sveglia pervasa, oltre che dall’inebriante fragranza della pesca, da migliaia di visitatori che fanno da cornice alla manifestazione.

La Sagra è andata oltre le sue originarie motivazioni che erano quelle di promuovere e valorizzare la particolarissima pesca tardiva leonfortese, in quanto è riuscita a fare da volano nell’orientare scelte e gusti verso prodotti di “nicchia” e sostenibili. Non più, quindi, solo pesca: ma occasione per la promozione di altri prodotti tipici. La “Fava Larga”, l’olio extravergine di oliva, mandorle, legumi di ogni tipo, conserve, altri prodotti provenienti da tutte le parti della Sicilia quali il miele biologico e i fichidindia...

Il turista viene accolto nella splendida cornice rappresentata dal caratteristico Centro Storico e dalle sue maggiori piazze. Venire a Leonforte per la Sagra diventa perciò occasione di approfondimento storico e culturale per la possibilità di conoscere tutte le emergenze monumentali seicentesche di cui l’antico Centro è disseminato, avendo a disposizione bus navetta e guide in grado di offrire notizie di notevole contenuto storico, artistico e culturale.

Non mancano i punti per la degustazione della pesca offerte in graziose confezioni, vengono organizzate manifestazioni collaterali, una tra tutte, la Mostra Estemporanea di Pittura che raccoglie ormai un qualificato ed alto numero di adesioni. E poi spettacoli, gruppi folkloristici, giocolieri, attori di strada, sfilate….

Una Sagra da non perdere... da vedere e da gustare!

 

 

La Pesca tardiva "La Settembrina"

La pesca tardiva di Leonforte, denominata La Settembrina, viene coltivata a Leonforte e nei territori dei comuni limitrofi  su una superficie di circa 200 Ha.

L’estensione non eccessiva, contrariamente a quanto si possa pensare, è uno dei punti di forza della produzione. Si tratta, infatti, di un prodotto di nicchia per il quale vanno apprezzate le caratteristiche di qualità a fronte di ogni altra considerazione che andrebbe fatta per altri tipi di prodotti.

La pesca è classificabile come un prodotto pulito grazie alla pratica dell’insacchettamento dei singoli frutti, effettuata oltre 90 giorni prima della raccolta: sacchetti di carta pergamenata proteggono, così, uno per uno i frutti dagli attacchi dei parassiti rendendo superflui i trattamenti chimici e antiparassitari e salvaguardando gli aspetti di genuinità e sanità del frutto stesso con le sue pregevoli ed eccellenti caratteristiche di profumo, gusto e consistenza della polpa.

La pesca di Leonforte è ormai conosciuta — e ricercata — in tutta Italia.

  La Fava Larga

La fava larga è una leguminosa caratterizzata dalla facilità di cottura, dal gusto particolare e dalla grossezza dei singoli semi. Il, prodotto, utilizzato sia allo stato fresco che allo stato secco, viene coltivato in piccoli appezzamenti nei quali il processo produttivo si attua manualmente e senza ricorso a prodotti chimici di sintesi.

  Presidi Slow Food

Entrambe le due colture, gestite nel rispetto della tradizione e dell’ecosistema, sono Presidi di “Slow Food”, l’organizzazione di rilevanza nazionale che lavora a sostegno delle piccole produzioni eccellenti che rischiano di scomparire valorizzando territori, recuperando mestieri e tecniche di lavorazione tradizionali e antiche varietà di ortaggi e frutta.

  L'olio extra vergine di oliva

L'olio extravergine tipico delle nostre terre è estratto dalle olive delle colline leonfortesi, dove da secoli si coltiva l'olivo rappresentato prevalentemente dalla qualità Moresca. L'olio che se ne ricava è molto ricercato per l'inconfondibile fruttato e per il retrogusto di amaro appena percettibile, il sapore è piccante di media intensità. L'olivo viene coltivato su una superficie di oltre 250 Ha; il sistema di raccolta è manuale e l'epoca in cui avviene è all'inizio dell'invaiatura. Se ne ricava un olio di colore giallo paglierino con riflessi verdognoli, di aspetto leggermente velato. Ha un'acidità sempre inferiore a 0,7.

L'olio viene tradizionalmente prodotto dalla quasi totalità degli agricoltori leonfortesi, in quantità variabili, a seconda delle superfici investite, tali da, quanto meno, soddisfare il consumo familiare.

Da qualche anno alcuni produttori si sono riuniti in Cooperative dando luogo ad un prodotto imbottigliato di estrema qualità che conserva tutte le rinomate caratteristiche dell'olio di Leonforte.

Il processo produttivo viene seguito direttamente in tutte le sue fasi. Dalla fioritura primaverile, alla raccolta ed alla molitura, fino all'imbottigliamento: tutto mirato a garantire qualità e fragranza all'olio.

 

  Il Territorio

Leonforte è situata al centro del sistema montuoso degli Erei a 600 metri s.l.m. e dista 22 km. da Enna. Possiede un territorio comunale esteso per 8.400 ettari ed una popolazione di circa 15.000 abitanti. Geograficamente appartenente al territorio di Leonforte è Monte Altesina, alto 1192 metri, che, nell'antichità, venne identificato con il “Monte Ereo”. Per la sua posizione baricentrica fu preso come riferimento dagli arabi per dividere la Sicilia in tre Valli. Ammantato da una rigogliosa vegetazione di  lecci e roverelle, relitto della primordiale foresta mediterranea, ospita un'interessante fauna. Sulla cima della montagna si trovano i resti di un villaggio preistorico, e, sulle pendici, i ruderi del  “Cummintazzu”, antico eremo di monaci denominato S.Maria di l’Artisina. Recentemente è  stata istituita la Riserva Naturale “Monte Altesina” che consentirà di tutelare e valorizzare il peculiare ambiente naturale.

Altri rilievi di notevole bellezza selvaggia appartenenti ai “Monti Erei” sono Montagna di Mezzo, Monte Scala e Monte Boscorotondo. Questi habitat naturali presentano dei suggestivi ambienti rocciosi e un'intricata vegetazione boschiva, costituita da querce da sughero, roverelle, lecci e ogliastri. Sulle pendici di Montagna di Mezzo si trovano i ruderi della Masseria della Principessa, antico opificio dedito alla produzione dell'olio. Sul versante meridionale di Monte Scala sorge un antico abitato rupestre denominato Grotte Formose. Ai piedi di Monte Boscorotondo, si riscontra il Vallone dell'Inferno, ecosistema particolarmente suggestivo costituito da una gola profonda su cui scorre l'alto corso del Fiume Crysa, nome del dio fluviale venerato, in epoca classica, dalle popolazioni locali.

Arroccati su una rupe sorgono i ruderi del Castello di Tavi, volgarmente detto “u Castiddazzu”. La fortezza, di probabile origine bizantina, divenne in seguito un elemento di difesa arabo e poi normanno fino a divenire sede della “Baronia di Tavi”. Nel territorio insistono alcuni oratori rupestri di epoca Bizantina tra cui la Grotta di S. Elena.

Di notevole interesse sono i reperti di archeologia industriale tra cui la Filanda, la Miniera di Zolfo di Faccialavata, i mulini ad acqua e i manufatti della vecchia linea ferroviaria Dittaino-Nicosia. In  Contrada Samperi esistono i ruderi della Chiesa di S. Pietro, risalente al periodo medievale. Il territorio è costellato inoltre da reperti archeologici di epoca preistorica tra cui numerose escavazioni nella roccia visibili su Monte Cernigliere, a Mongiafara e a Valle dei Ladroni.

 

  Cenni storici

Leonforte è al centro dei monti Erei dove secondo alcuni storici vi sorgeva l’antica città sicula di Tabas.

Durante i domini bizantino e arabo fu edificato il castello di Tavi dove furono introdotti sistemi razionali innovativi per l’irrigazione delle colture alimentati da mulini che sfruttavano l’abbondanza delle acque e davano nuove opportunità di sviluppo agricolo, specie nel settore dell’olivo e della frutta.

Nel 1610 il nobile Nicolò Placido Branciforti iniziò a valorizzare le potenzialità del fertile territorio, già ricco di acque e di mulini, fondandovi una città che chiamò Leonforte, elevandola successivamente al rango di principato. La città crebbe e oltre all’agricoltura vi si svilupparono l’artigianato della terracotta, della concia delle pelli, la gualchiera - tintoria dei panni di feltro e nell’800 anche una filanda e alcune miniere di zolfo.  

               

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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