La pesca

La pesca tardiva di Leonforte, denominata La Settembrina, viene coltivata a Leonforte e nei territori dei comuni limitrofi su una superficie di circa 200 Ha. L’estensione non eccessiva, contrariamente a quanto si possa pensare, è uno dei punti di forza della produzione. Si tratta, infatti, di un prodotto di nicchia per il quale vanno apprezzate le caratteristiche di qualità a fronte di ogni altra considerazione che andrebbe fatta per altri tipi di prodotti.

La pesca di Leonforte è ormai conosciuta – e ricercata – in tutta Italia. Una testimonianza dell’apprezzamento ormai tributato alla pesca di Leonforte la si può concretamente avere dal successo che questa ha conseguito in occasione delle Fiere alle quali ha partecipato. Il Salone dei Sapori di Milano, la MediAL di Palermo, il Salone del Gusto di Torino, organizzato da Slow Food, sono le esperienze più recenti, e non le sole. Ogni anno, la prima domenica di ottobre, Leonforte celebra la Sagra della Pesca e dei prodotti tipici.

Albero di pesche

Pesche insacchettate

25 September 2018

La caratteristica peculiare che contraddistingue la peschicoltura a Leonforte è la pratica dell’insacchettamento sulla pianta dei singoli frutti, a partire dalla seconda metà di giugno. Con questa pratica si evita di dover intervenire con prodotti antiparassitari in quanto il frutto è naturalmente protetto dentro il suo sacchetto di carta pergamenata che lo accompagnerà fino alla sua completa maturazione quando, uscitone, dolcissimo, la sua fragranza potrà diffondersi per il piacere dell’olfatto.

La chiamano la Settembrina per il periodo in cui matura, o la Pesca
nel sacchetto per la particolare tecnica di coltivazione. E sono proprio
questi due elementi a rendere unica la Pesca di Leonforte, da anni
ormai simbolo della città e orgoglio dei leonfortesi nel mondo.
Su come abbia avuto inizio la coltivazione delle pesche a Leonforte non
si hanno notizie certe. Certo è, invece, che le condizioni ambientali e
climatiche del territorio hanno favorito la nascita e lo sviluppo di
pesche uniche nel loro genere. Non si tratta, infatti, di un’unica
varietà ma di più varietà che hanno in comune la tardiva maturazione,
che avviene tra la fine di settembre e l’inizio di novembre: in
qualsiasi altro posto, invece, le pesche maturano durante il periodo
estivo.
L’utilizzo del sacchetto, u cuppu, è invece una pratica che è stata
introdotta dopo che negli anni ’50 era stata interrotta la produzione di
pesche a causa della mosca mediterranea, anche detta mosca della
frutta. Da allora, ogni anno a partire dal mese di giugno gli
agricoltori passano in rassegna, una per una, tutte le pesche (in quel
periodo delle dimensioni di una noce) avvolgendole in un sacchetto di
carta pergamenata e chiudendo il tutto con un pezzo di fil di ferro. Il
tanto semplice quanto geniale marchingegno ha permesso, quindi, di
riprendere la coltivazione e di proteggere il frutto, oltre che dagli
insetti, anche dagli agenti atmosferici, evitando l’utilizzo di prodotti
chimici.
Grazie all’utilizzo del sacchetto, inoltre, la pesca non viene esposta
direttamente ai raggi solari e mantiene una colorazione chiara con
leggere striature rosse non sempre evidenti. Una volta aperto il
sacchetto, infine, il frutto rilascia un inebriante odore che ne
anticipa il delizioso sapore.

Pesche sul ramo

le pesche di Leonforte

25 September 2018

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